QUANDO SI PARLA DI PRECISIONE

 

 

 

 

C’è un detto popolare che definisce il pignolo come uno che “spacca il capello in quattro”. E’ un adagio che pensandoci bene calza a pennello anche al cronometrista che quando necessita scinde il secondo in mille pezzi (pardòn millesimi), solo che in questo caso non si tratta di pignoleria ma di PRECISIONE elevata all’ennesima potenza, che è tutt’altra cosa.

Il 29 e 30 di Marzo si sono disputati ad Anterselva i Campionati Italiani di Biathlon, manifestazione importante, dove i kronos altoatesini, ai quali era stato affidato il servizio di cronometraggio, sono intervenuti con le migliori apparecchiature al fine di garantirne l’assoluta esattezza dei risultati.

Per avere la garanzia di non perdere nemmeno una fase degli oltre 400 passaggi sul traguardo che si sono susseguiti nel corso delle due intense giornate di gara, l’arrivo era vigilato dal fotofinish e dalla videocamera posta frontalmente per l’identificazione dei numeri, mentre l’antenna del sistema transponder piazzata sul traguardo captava il passaggio dei concorrenti grazie ai chips montati alle caviglie degli stessi. L’estrema precisione di queste sofisticatissime apparecchiature di cronometraggio di cui l’Associazione dei Kronos Altoatesini può disporre, si è evidenziata nella Mass Start femminile U23, quando sul traguardo sono piombate praticamente sulla stessa linea Katia Buzzo nr. 86 (a sinistra) e Anna Oberegger nr. 80 (a destra)

 

 

 

Impossibile giudicare “ad occhio nudo” o anche dall’immagine della videocamera frontale chi fosse la prima delle due.

 

 

 

 

 

 

Ma il riscontro dei transponders dava ragione a Anna Oberegger per l’impercettibile inezia di 8 millesimi di secondo, come si evince dal cronologico dei passaggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi l’analisi dell’immagine al fotofinish confermava senza ombra di dubbio che la nr.80 è riuscita a piazzare la sua scarpetta (che è ciò che conta) più avanti della sua rivale, seppure per un pelo.

 

 

 

 

In realtà se il numero 86 è ben visibile al fotofinish, il numero 80 della Anna Oberegger non si vede né qui e neppure nell’immagine della telecamera frontale che per poter riprendere l’arrivo in tutta la sua ampiezza per forza di cose deve essere piazzata ad una certa distanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma quello di cui sopra è solo il “frame” dell’arrivo determinato dall’impulso della fotocellula e saranno le immagini successive del filmato stesso ad evidenziare i numeri delle concorrenti mammano che le stesse si avvicineranno alla telecamera. Se ciò ancora non dovesse bastare ci sono i cronometristi che si scorgono ben vigili sulla destra che si preoccupano di registrare tutti i passaggi sul traguardo.

In definitiva un arrivo serratissimo, ma che esaminato da diverse angolazioni ha potuto essere esattamente determinato, ed anche il più possibile DOCUMENTATO, il che ci permette di far fronte con i fatti a qualsiasi contestazione.  Ed è questo lavoro in sinergia delle varie apparecchiature utilizzate che permette al cronometrista di districare anche le situazioni più difficili, per cui si può dire che dove non “vede” il fotofinish ci pensa il chip, e casomai non “sentisse” il chip, vuoi per un mancato funzionamento o per altre cause, interviene il finish stesso o la videocamera. D’accordo, qui in fin dei conti era in ballo solo la dodicesima piazza, ma a parte che ogni concorrente deve essere esattamente classificato, il ragionamento non sarebbe cambiato di una virgola qualora si fosse trattato di assegnare la vittoria.